Martedì 26 Settembre 2017
Scritto da cristina    Lunedì 11 Aprile 2011 21:19    PDF Stampa E-mail
OMOFOBIA E OMOFOBIA INTERIORIZZATA

CHE COS’E’ L’OMOFOBIA?

Nel 1972 Weinberg ha coniato il termine “omofobia” per intendere le reazioni affettive ed emotive di ansietà, disgusto, avversione, rabbia, paura che gli eterosessuali possono provare nel confronto con le persone omosessuali.

L’omofobia interiorizzata è di conseguenza l’insieme di sentimenti e atteggiamenti negativi che una persona omosessuale prova nei confronti di se stessa e degli altri omosessuali.

L’omofobia interiorizzata porta ad una serie di conseguenze, prima fra tutte il credere che l’omosessualità sia “sbagliata”, qualcosa da rinnegare e nascondere.

Questo porta ad un abbassamento dell’autostima nelle persone omosessuali che possono arrivare a negare il proprio orientamento sessuale in quanto causa di sentimenti di ansia, angoscia, vergogna e sensi di colpa.

Tra gli effetti dell’omofobia interiorizzata ritroviamo:

  • Non accettazione del proprio orientamento sessuale
  • Autoesclusione sociale
  • Drepressione
  • Aumento dell’ansia
  • Comportamento passivo
  • Aumento dell’abuso di alcool e di sostanza stupefacenti
  • Danni psicologici gravi, talvolta irreversibili

TRATTAMENTO

Il processo terapeutico aiuterà il paziente a prendere consapevolezza della propria identità e del proprio orientamento sessuale. La costruzione della propria identità è un processo che si articola generalmente in 6 fasi. Pur essendoci differenze individuali le caratteristiche del processo non cambiano (Cass, 1979):

  • Confusione
  • Confronto
  • Tolleranza
  • Accettazione
  • Orgoglio omosessuale
  • Interiorizzazione

Confusione

In questa prima fase l’individuo inizia a pensarsi come potenzialmente omosessuale e inizia a porsi una serie di domande che sono di una forza sconvolgente per l’equilibrio interiore personale:

  • “Sono gay?”
  • “I miei comportamenti significano che sono diverso?”
  • “Chi sono io?”

L’individuo è confuso e tale confusione può essere risolta attraverso una delle tre seguenti modalità:

  1. Attribuire alle sensazioni omosessuali un significato corretto e accettabile. In tal caso il passaggio allo stadio successivo (confronto) è automatico;
  2. Percepire il significato dei propri comportamenti e delle proprie sensazioni come corrette, ma indesiderabili;

L’individuo può essere portato ad inibire i comportamenti omosessuali e a restringere le esposizioni alle informazioni sull’omosessualità. Il risultato di questo tipo di scelta porta spesso al rifiuto dell’identità omosessuale;

  1. Percepire i propri comportamenti e le proprie sensazioni come erronee e inaccettabili.

La persona si definisce come non omosessuale e rifiuta decisamente tale identità.

Confronto

L’individuo comincia a pensare a se stesso in termini quali: “Potrei essere omosessuale”

Alcune persone reagiscono mettendosi in gioco, altre percepiscono in modo negativo questo nuovo stato di cose.

Inizia una sorta di valutazione comparativa delle due identità. Quando la persona considera l’immagine di se stesso come omosessuale indesiderabile, frequenta anche sessualmente persone dello stesso sesso, ma nega di essere omosessuale. I comportamenti sono inibiti e l’omosessualità è svalutata a favore della asessualità o eterosessualità.

In questo caso si verifica un blocco dell’identità irreversibile. L’individuo si odia e vorrebbe scomparire.

Tolleranza dell'identità

“Io probabilmente sono omosessuale”

In questa fase inizia la ricerca di nuovi contatti all’interno della comunità omosessuale, la ricerca effettiva della propria identità.

In questa fase l’individuo è portato a tollerare piuttosto che ad accettare la propria identità sessuale.

La qualità dei rapporti intrattenuti con altri gay e lesbiche è di importanza cruciale, in quanto le esperienze positive avranno l’effetto di rendere sempre più desiderabili gli incontri omosessuali oltre che fornire modelli per plasmare e gestire un’identità omosessuale, mentre quelle negative potranno inibire il comportamento omosessuale, inibendo così lo sviluppo complessivo dell’identità.

Accettazione

La persona ora accetta, piuttosto che tollerare la propria identità omosessuale; la percezione di sé è chiara, anche se con gradazioni diverse. Scopre che preferisce i contesti sociali omosessuali e sviluppa diverse amicizie al loro interno. Essere diversi non è più percepito come sbagliato.

In questa fase, come nella precedente, i tipi di persone e/o di gruppi che l’omosessuale frequenta avranno un’influenza importante sull’evoluzione verso gli stadi successivi di sviluppo dell’identità.

Infatti, sebbene ci sia una definitiva e ferma autoaccettazione interna, la persona dovrà continuare a fronteggiare le pressioni eterosessuali.

Per questo motivo potrebbe scegliere di ridurre al minimo i contatti con coloro che minacciano tale equilibrio (famiglia, determinati amici ecc.) e scegliere invece altre persone a cui rivelare la propria identità omosessuale.

Orgoglio omosessuale

La persona scopre che può gestire l’incongruenza tra autoaccettazione e rifiuto per la società e quindi rivaluta l’omosessualità come positiva. In questo stadio gli individui sono consapevoli di se stessi e di ciò che significa essere diversi e l’accettazione completa si scontra con il rifiuto sociale. E’ per questo motivo che comincia ad affermarsi una sorta di superiorità omosessuale rispetto all’eterosessualità, ribaltando il valore attribuito prima alle due condizioni. Le frequentazioni iniziano a cambiare: molti omosessuali, pochi eterosessuali.

C’è un mix di orgoglio e avversione verso la società omofobica. Ci si dichiara apertamente e non si temono confronti. Questo porta ad un’immersione nella subcultura omosessuale.

L’individuo accetta la sua identità e la preferisce. I conflitti riemergono solo quando la rivelazione della propria omosessualità causa reazioni negative

Interiorizzazione dell'identità

L’individuo diventa consapevole che alcuni eterosessuali lo accettano, non si percepisce più con la sua identità omosessuale, ma sente quest’ultima come uno degli aspetti di se stesso. Cerca il confronto e la visibilità. Aver maturato la propria identità autonoma spinge gli omosessuali a rivalutare l’importanza dei rapporti con gli eterosessuali non omofobici.

Si cercano gli interscambi personali. Si riduce il bisogno di frequentare solo ambienti omosessuali e la rabbia per i torti subiti e per le violenze morali si trasforma in dialogo. Questa consapevolezza completa il processo di formazione dell’identità omosessuale.

È importante sottolineare che il processo di sviluppo dell’identità omosessuale non è sempre aderente alla suddivisione rigida degli step sopra descritti. Per portare a termine uno step, possono essere necessari anni. Altre volte, ahimè, non viene neppure completato. Dipende dalle singole persone e dal contesto socioculturale in cui esse sono inserite.

All’interno di questo processo, un percorso terapeutico (non omofobico!) può risultare determinante nel portare la persona a sviluppare una sana accettazione di sé.

Ultimo aggiornamento ( Lunedì 11 Aprile 2011 21:27 )
 

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